Abbiamo imparato alla scuola elementare che l’aggettivo è la parte variabile del discorso che unita al sostantivo con il quale si accorda per genere e per numero lo qualifica e lo determina. Pertanto, onestà vuole che quando un uomo o una donna si presentano attribuendosi un aggettivo ne siano pienamente consapevoli e ne rispettino il significato sostanziale. In caso contrario, farebbero un’affermazione falsa, non coerente e, perciò, ingannevole nei confronti di chi per qualche motivo dovesse stabilire una relazione con loro. È facile intuire che quando agli aggettivi con i quali le persone si qualificano non corrisponde la verità di ciò che dicono, la società subirebbe gravi conseguenze sul piano della convivenza. A lungo andare, infatti, i rapporti reciproci diventerebbero preda del sospetto, della sfiducia e perfino della rabbia da parte di chi scopre di essere stato ingannato. In queste condizioni pensare di progettare il futuro di un popolo attraverso una dialettica democratica che per essere tale richiederebbe da parte di tutti non lo scontro delle emozioni ma il confronto sincero delle ragioni diventerebbe una vera illusione. La situazione risulterebbe ancora più problematica quando la logica e il metodo del confronto dialettico fossero messi al bando da coloro che hanno la responsabilità di guidare la società civile. Un fenomeno questo che sembra piuttosto preoccupante nel nostro tempo stando a quello che vediamo e leggiamo ogni giorno. La politica attuale sembra preferire una lotta senza esclusioni di colpi di ogni genere con l’unico scopo di avere folle osannanti e plaudenti a scapito della regolarità del gioco democratico per il bene di tutti e di ciascuno. La politica attuale sembra considerare il popolo come il serbatoio umano da cui attingere tifosi pronti a schierarsi dalla propria parte in maniera acritica. Poco o nulla importa la regolarità democratica del confronto politico. Conta ottenere il potere e a tale scopo si getta nella mischia tutto ciò che può servire: dall’ambiguità dei riferimenti ideologici alla sollecitazione emotiva della gente alimentando le sue paure, dal tentativo di screditare l’avversario ricorrendo anche a mass media compiacenti al promettere soluzioni socio-politiche difficilmente realizzabili.
Ma torno all’uso degli aggettivi concentrando l’attenzione su quelli che mi stanno più a cuore: “cristiano” e “cattolico”. Bisogna riconoscere che storicamente la nascita e lo sviluppo della cosiddetta societas christiana ha comportato l’inevitabile conseguenza di una confusione culturale che certamente non ha fatto bene a questi due aggettivi. Ma da tempo ormai siamo dentro una storia nuova: “È ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una « società cristiana », che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l’umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici” (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, n.40). Senza entrare nel merito di un’analisi critica di quella società cristiana e sul suo effettivo riferimento ai valori evangelici, è certo che la storia attuale chiede ai cristiani di starci dentro non sotto la spinta di una tradizione “religiosa” sociologica dominante ma dietro una scelta di fede personale, libera e consapevole. In altre parole, da persone adulte che hanno “ascoltato” e “accolto” il vangelo e hanno deciso di “seguire” Cristo vivendo come Lui il rapporto con Dio e il rapporto con gli altri.
“Cristiano”, dunque, è chi fa del vangelo il progetto della sua vita. E “cattolico” è chi, con il battesimo, entra a far parte della chiesa “cattolica” che è “una, santa e apostolica” e vive in coerenza con quello che la caratterizza come comunità dei discepoli di Gesù. In altre parole, cattolico è chi dopo aver ricevuto il battesimo e dopo averlo confermato liberamente e responsabilmente vive “perseverante nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42). E l’insegnamento degli apostoli non è diverso da quello di Gesù che, a scanso di ogni equivoco, lo riassume così: Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza…. Amerai il tuo prossimo come te stesso (cfr Mc 12,29-21 e parr.). Tra il prossimo da amare ci sono anche i musulmani che alcuni sedicenti “cattolici” accusano di venire nel nostro mondo per mettere a rischio l’esistenza della civiltà cristiana senza fare lo sforzo di domandarsi come mai, a fronte di un numero ancora elevato di battesimi, le nostre chiese si stanno svuotando sempre di più. Sono i musulmani brutti e cattivi che ci vogliono depredare della nostra tradizione e della nostra civiltà cristiana o siamo noi che la stiamo rinnegando non solo non essendo perseveranti e coerenti con il battesimo ricevuto ma anche e soprattutto perché dei valori cristiani, che altro non sono che quelli del vangelo, ne abbiamo fatto carta straccia? Abbiamo mai visto un musulmano che impedisce a questi sedicenti cattolici di alzarsi la domenica per partecipare comunitariamente all’Eucarestia che, come dice la chiesa cattolica, è “culmine e fonte della vita cristiana”? Cosa c’è di cristiano e di cattolico in quello che dicono e fanno quelli che “cristianamente e civilmente” manderebbero fuori dai confini (è un eufemismo) i poveri disgraziati che la storia disumana condanna ad andare lontani da casa alla ricerca di un pizzico di speranza, come peraltro abbiamo fatto e continuiamo a fare anche noi? Cosa c’è di cristiano e di cattolico nei riti pagani attraverso i quali si celebra la memoria e la nostalgia di dittature che hanno segnato la storia del nostro continente con milioni di morti innocenti in nome della superiorità della propria razza? Un politico presente (!?) non ha esitato a dire che i “celebranti” di quel rito “sono tutti cattolici”. Cosa c’è di cristiano e di cattolico in chi grida davanti al mondo che nel suo impegno socio-politico i valori ispiratori sono “Dio, patria e famiglia” e dimentica che il Dio cristiano è Amore, la sua patria è il mondo, la sua famiglia è l’umanità intera? Senza contare che in quanto alla famiglia tradizionale difesa a spada tratta sono i primi ad averla rinnegata concretamente. Cosa c’è di cristiano e di cattolico nel fare il “tifo” per un politico che da come parla e come agisce crede di essere il padrone assoluto della storia e che rivendica il diritto di agire secondo quello che gli detta solo la sua moralità e il suo intelletto? E che, senza alcun pudore, giustifica davanti al mondo l’uccisione barbara di una donna da parte dei suoi “sgherri” sparsi in ogni città per incutere paura e terrore violando ogni principio di umana giustizia in nome di una concezione del potere che si avvicina molto alla tirannia?
Potrei aggiungere domanda a domanda in una lunga litania che si allungherebbe molto. Ma mi fermo senza però rinunciare a dire che, personalmente, sono molto preoccupato di come sta andando il mondo. E sono anche un po’ arrabbiato perché la mia chiesa per ragioni che mi sfuggono sembra troppe volte dimenticare che prima di essere cattolica dovrebbe essere cristiana. E cioè: dovrebbe avere il coraggio della profezia evangelica e dire chiaramente che non si può essere “cristiani” e “cattolici” se non si sceglie di “amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi” precisando che il prossimo non è soltanto il familiare, il vicino di casa o il compagno di partito. Prossimo è anche quell’uomo “mezzo morto”, forse un brigante anche lui, con il quale ci imbattiamo ogni giorno sulle nostre strade o nei nostri mari. Sempre più numerosi, sempre più disperati. Sempre più vittime e prede di una storia in cui chi, cristiano e cattolico, ha un pizzico di fede con il salmista riflette e prega così:
Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto; sono scomparsi i fedeli tra i figli dell’uomo.
Si dicono menzogne l’uno all’altro,
labbra adulatrici parlano con cuore doppio.
Recida il Signore le labbra adulatrici,
la lingua che vanta imprese grandiose,
quanti dicono: “Con la nostra lingua siamo forti, le nostre labbra sono con noi:
chi sarà il nostro padrone?”.
“Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, ecco, mi alzerò – dice il Signore -;
metterò in salvo chi è disprezzato” (Sal 12)