XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 3,5.7-12   Sal 118   Rm 8,28-30   Mt 13,44-52

Avete compreso tutte queste cose?: la domanda ci ricorda che a Gesù sta a cuore che i suoi discepoli non gli vadano dietro alla cieca ma che lo facciano in maniera consapevole. La loro scelta è autentica quando si basa sulla comprensione del suo messaggio. È per questo che Gesù spende il suo tempo e le sue energie soprattutto per annunciare il Vangelo in modo che la gente che lo segue sia messa in condizione di capire in che cosa consista la fede che Lui propone e quali conseguenze abbia sulla vita di chi sceglie di essere suo discepolo.

Oggi la domanda è rivolta a noi. La Parola appena proclamata ci propone spunti di riflessione di fondamentale importanza per verificare se la nostra fede è quella che ci chiede Gesù.  Innanzitutto la Parola ci ha detto che il discepolo di Gesù è una persona che cerca, impegnandosi seriamente per trovare una risposta appagante e significativa alle grandi domande che la vita porta con sé. La fede è autentica quando è la risposta a una ricerca personale. Non è un bagaglio dottrinale che ci è stato consegnato da chi l’ha vissuta prima di noi. Essa è invece l’approdo di un’esplorazione personale, di una conquista per la quale impegniamo tutte le nostre energie, cuore e mente, anima e corpo. Non è fede autentica quella che ci lega al contesto religioso in cui ci troviamo per nascita e alle persone che ce l’hanno trasmessa. Cristiani si diventa, dicevano i padri della chiesa. Fede autentica è quella di chi, attraverso la sua ricerca personale ha capito l’importanza di Gesù Cristo e del suo Vangelo e decide di legare la sua vita alla sua. Questo è il tesoro nascosto nel campo o la perla preziosa di cui parla Gesù. Chi riesce a trovarli scopre un orizzonte di vita nuova rispetto a quello che offre la tradizione religiosa dentro la quale si è immersi per nascita. In particolare scopre la ricchezza esistenziale che la fede porta con sé e che va al di là di ogni altra ricchezza. Per questo chi nella ricerca approda alla fede non esita a rinunciare a tutte le altre prospettive fondate su ciò che è in suo possesso sul piano sociale, culturale, affettivo e religioso. Ma entrare nella logica del regno dei cieli attraverso la fede, significa anche maturare la consapevolezza che non siamo in cammino verso il nulla ma verso l’incontro con Dio. Gesù lo paragona alla pesca di un pescatore che, tirata la rete sulla barca, fa la cernita del pesce pescato: quello buono lo conserva mentre quello cattivo lo getta via. È chiaro il messaggio di Gesù: chi crede in Dio sa che la vita a Lui gradita è una vita spesa facendo la sua volontà. E la sua volontà è quella di amare tutti, sempre e dovunque.  

Ma come è possibile maturare questa fede? Le strade indicate dalla Parola sono due: innanzitutto chiederla nella preghiera con umiltà. Come Salomone che, chiamato ad essere re al posto del padre,  si rende conto che ha bisogno di aiuto da parte di Dio e lo invoca perché gli conceda un cuore docile e la sapienza per governare con giustizia il suo popolo. La seconda: la suggerisce Gesù nel vangelo. Scegliere maestri saggi che sappiano aiutarci a far tesoro di ciò che è già stato ma che nello stesso tempo ci aiutino ad aprire la mente e il cuore alla novità che Dio ci mette sempre davanti con la forza del suo amore. Ci aiutino a capire che vivere nella fede significa accogliere quello che ci è stato tramandato, viverlo con coerenza e coraggio nel presente per trasmetterlo più vero e più autentico alle nuove generazioni. Saggi maestri sono quelli che traggono dal tesoro della fede vissuta dalla chiesa cose nuove e cose antiche. Sono quelli che ci aiutano a mantenere saldo il rapporto con le radici della nostra fede, Cristo e il suo vangelo, e ci aiutano a capire che la verità nella sua pienezza è sempre davanti a noi, è sempre quella cosa nuova che dobbiamo impegnarci a scoprire, a capire e a vivere guidati dallo Spirito di Verità che Cristo Risorto ci ha donato.