Il sonno della ragione

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Società
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Il sonno della ragione genera mostri

Eccoci finalmente alla conclusione dell’anno giubilare. È inevitabile, allora, fermarsi per riflettere su quello che abbiamo vissuto e soprattutto per valutare gli effetti che si possono registrare rispetto alla speranza celebrata e raccomandata in tutto questo tempo. Le chiese sparse nel mondo avranno tutte il compito di verificare se davvero l’anno giubilare sia stato per loro l’occasione di una crescita autentica della fede, della speranza e della carità. La chiesa universale avrà l’obbligo di chiederci se la sua presenza nel mondo, oggi a conclusione dell’anno giubilare, risulti più efficace sotto il profilo evangelico e se la sua parola abbia dato davvero sapore alla storia umana contribuendo ad orientarla nella direzione della pace, della giustizia, del dialogo e dell’amore.

Non sembra che il mondo, oggi, sia migliore rispetto a quando abbiamo iniziato ad attraversare la porta Santa del Giubileo. Non sembra che la speranza per l’umanità abbia oggi un terreno più fertile su cui affondare le sue radici. Sembra invece che anche durante questo anno dobbiamo registrare il perpetuarsi di una sorta di involuzione antropologica che sta producendo effetti estremamente preoccupanti. È in atto, ed è sotto gli occhi di tutti, il sonno della ragione che, come ha rappresentato l’artista spagnolo Francisco Goya, genera mostri. E, inutile giocare con le parole, dobbiamo riconoscere che oggi la sorte dell’umanità e nelle mani di mostri. Non si può definire altrimenti chi in nome di una mostruosa volontà di potenza non prova alcun sentimento di pietà di fronte alla strage di uomini, donne e perfino bambini rivendicando il diritto e quasi il dovere di farlo. Il sonno della ragione genera inevitabilmente l’atrofia del cuore. Quando l’uomo, assetato di potere e di avere, mette al bando la ragione e fa tacere il cuore diventa un’altra cosa. Un mostro, appunto.

I segni di questa malattia disumanizzante sono evidenti nelle parole e nelle azioni di coloro che oggi governano il mondo. Ma quello che preoccupa di più è la rassegnazione o peggio la sudditanza colpevole di chi accetta il loro modo di fare senza un minimo di coscienza critica. La combinazione di questi due elementi, la volontà di potenza di chi governa il mondo e la complicità colpevole dei loro sudditi, produce come conseguenza la messa al bando di indispensabili virtù umanizzanti, capaci di illuminare la strada per il futuro e di creare le condizioni per realizzarlo.

La prima di queste virtù messe al bando è la memoria: sta tornando sulla scena della storia un fenomeno socio-culturale e politico che pensavamo definitivamente sepolto a causa delle tragedie che ha generato. Parlo della cultura nazi-fascista che oggi sembra affascinare tanta parte dell’umanità occidentale, finendo per contagiare anche il continente americano che quella cultura aveva combattuto pagando un prezzo altissimo di vite umane.

Un’altra virtù dimenticata è la partecipazione attiva alla vita socio-politica con l’inevitabile indifferenza rispetto a ciò che accade lasciando così ampio margine d’azione a quanti fanno della politica non un servizio al bene comune ma ai propri interessi o di gruppo. Basti pensare all’altissimo e preoccupante fenomeno dell’astensionismo alle elezioni politiche da parte di un numero sempre più ampio di cittadini e di cittadine.

Un’altra virtù messa al bando e non più criterio di valutazione della classe dirigente è la coerenza. Solo una preoccupante involuzione antropologica può giustificare il fatto che molti continuano a dare fiducia a persone che si sono rivelate totalmente incoerenti rispetto alle promesse fatte per ottenere il consenso della popolazione. Una persona che tradisce quello che promette e che non ha il coraggio e l’umiltà di riconoscerlo e di darne valide spiegazioni a coloro che le hanno dato fiducia dimostra di non avere alcun rispetto nei loro confronti e nei confronti dell’intera società. Difficile pensare che la preoccupazione di questi soggetti sia quella del bene comune nella giustizia e nel rispetto dei diritti di tutti.

Non si può dimenticare che un altro palese tradimento della coerenza particolarmente diffuso nella società e nella politica è quello che riguarda l’aspetto religioso. Proclamato a pieni polmoni e sbandierato in maniera addirittura spudorata come motivo di orgoglio identitario e di superiorità culturale l’aggettivo “cristiano” è usato per giustificare prese di posizione che non hanno niente a che vedere con il vangelo. Si fa della religione uno slogan “Dio, patria e famiglia” e si dimentica che il Dio cristiano è Amore, la sua patria è il mondo, la sua famiglia è l’intera umanità (compresi i rom, i neri, i migranti, i musulmani…). Si dimentica che chi dice di amare Dio che non vede e non ama il prossimo (tutto il prossimo) che vede è un bugiardo (cf 1Gv 4,20). Ed è davvero insopportabile l’atteggiamento di chi difende il Crocifisso e il presepe e ne dimentica il significato: Cristo si lascia appendere sulla croce per amore di tutti e di ciascuno e per liberarci dall’egoismo che avvelena la storia. Lui muore per abbattere i muri della divisione non per benedire quelli che li vogliono costruire. E per quanto riguarda il presepe San Francesco che lo ha pensato è lo stesso che pregava così:

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione,

dov’è dubbio fa’ ch’io porti la Fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

E qui viene fuori un’altra virtù messa al bando da ideologie sovraniste condivise da molti: la solidarietà. È vero che oggi siamo di fronte ad un fenomeno di proporzioni immense e che diventa problematico rispondere ai bisogni di tutti. Ma da qui a considerare le persone come numeri fastidiosi da rinchiudere dentro vere e proprie prigioni e da ricacciare nella disperazione dalla quale sono scappate con la presunzione di farlo “civilmente e cristianamente” senza dare loro la possibilità di essere sottoposte ad una valutazione giuridica rispettosa dei diritti fondamentali dell’uomo la differenza è abissale: è la differenza che passa tra chi vuole mantenere in vita l’umanità e chi invece vuole alimentare l’involuzione antropologica che ci sta trasformando in mostri. 

E non finisce qui. Ci sarebbero altri capitoli su cui riflettere. Intanto chiudo tornando all’inizio: può la chiesa che esce dall’anno giubilare essere contenta di sé stessa guardando e riflettendo su quello che avviene nel mondo e soprattutto guardando e osservando quelli che si vantano di essere gli eredi e i custodi della civiltà cristiana?   

 

Lascia un commento