Giustizia e diritto?

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“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?” (S. Agostino). E ancora: “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto” (I. Kant). Due grandi pensatori, vissuti in tempi diversi, avrebbero certamente molti motivi per recriminare sul fatto che la loro visione della politica sembra decisamente lontana da quella che nel nostro tempo domina la scena mondiale in maniera ogni giorno più preoccupante.

Oggi le parole giustizia e diritto sembrano cancellate dal vocabolario della politica mondiale e comunque appaiono piuttosto fastidiose dentro una logica che ha fatto della ricchezza lo scopo principale della politica. Lo chiamano liberismoe ha come asse portante una filosofia che ha cancellato totalmente il noi in nome dell’io considerato non più come una persona da rispettare nei suoi diritti fondamentali ma come un soggetto che se può, quando può e dove può deve pensare solo ad arricchire se stesso o i gruppi di appartenenza. La politica, in questa prospettiva, deve limitarsi a garantire questa libertà egoistica senza disturbare tutti coloro che hanno raggiunto l’obiettivo della ricchezza di cui possono e debbono disporre al loro piacimento. Questa logica dominante, la ricchezza al primo posto, scatena gli appetiti più bassi dell’uomo e a lungo andare libera la sua coscienza da quei vincoli morali che dovrebbero comunque guidare la vita di un uomo e che non possono essere messi da parte nelle relazioni socio-politiche di un popolo.  Non c’è da meravigliarsi più di tanto se coloro che si lasciano guidare da questi appetiti sganciati da ogni vincolo morale cerchino di farsi strada attraverso scorciatoie che una società in cui al primo posto ci fosse la giustizia e il diritto non dovrebbe consentire o dovrebbe immediatamente bloccare.

Ma c’è l’altra faccia della medaglia con la quale inevitabilmente bisogna fare i conti: il primato della ricchezza a scapito della giustizia e del diritto genera situazioni di povertà per molti con quella forbice che statisticamente sta a dirci che tanto più aumenta la ricchezza di pochi tanto più aumenta la povertà di tanti. Il fatto è che tra questi “tanti” si annida quella rabbia o, se vogliamo, quella disgregazione morale che spinge a pensare che se la ricchezza è lo scopo della vita tanto vale tentare qualunque strada per raggiungerla. Anche quella della devianza, della delinquenza e della criminalità. D’altra parte se, come dice Agostino, lo stato senza giustizia diventa una banda di ladri come si può pensare che un cittadino che non si sente protetto e non vede rispettati i suoi diritti possa maturare la sua coscienza civile come un bravo cittadino osservante delle leggi fatte da quella “banda di ladri”?  

Il problema è immenso e la situazione mondiale attuale ce lo sta sbattendo in faccia in maniera drammatica. Ne parla il sangue di milione di persone che sono totalmente ignorate da coloro che, violando ogni principio di giustizia e di diritto, non esitano a considerarle vittime sacrificali nascondendosi dietro nobili ragioni socio-politiche quando l’unica preoccupazione che hanno è salvare i loro privilegi. Ne parlano i disperati della terra costretti a fuggire dalle loro povere case per la fame o a causa di guerre barbare senza trovare altra risposta che quella che sono capaci di dare i cultori della politica della ricchezza resi aridi non solo nel cuore ma anche nella mente: vi accogliamo se ci servite o se servite a qualcuno che in una società che ha messo al bando la giustizia e il diritto può sfruttarvi impunemente come schiavi.  

Pensare che il futuro dell’umanità possa migliorare nella direzione della giustizia e del diritto nel momento in cui il mondo è nelle mani di persone che hanno fatto della ricchezza il motivo e lo scopo della loro politica, quasi un “dogma religioso”, è una pia illusione dalla quale dovremmo svegliarci presto prima che sia troppo tardi.

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