Venezuela, e poi…?

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Venezuela e poi …? Nessuna persona di buon senso può evitare di porsi questa domanda e di riconoscerne la drammaticità. Purtroppo, anche in questo caso c’è chi per ragioni ideologiche o per colpevole ignoranza sembra propenso a vedere la positività del gesto assolutamente illegittimo, incomprensibile e inaccettabile del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. In fondo, si dice, ha rimosso un dittatore spietato e ha liberato i venezuelani dalla sua oppressione. Quel dittatore, come ogni dittatore, nessuno potrà mai rimpiangerlo.  Ci sarebbe, però, da domandarsi di che pasta sia fatto il presunto liberatore e quale politica democratica e rispettosa dei diritti umani stia attuando anche nei confronti della popolazione che abita il territorio degli Stati Uniti. Ci sarebbe da riflettere sul suo modo di interpretare il ruolo che gli è stato affidato democraticamente nelle ultime elezioni, senza dimenticare il tentativo di insurrezione da lui caldeggiato per contestare le elezioni presidenziali del 2020 e il colpo di spugna a favore dei rivoltosi da lui operato rimettendoli in libertà.  Ci sarebbe da riflettere sulla credibilità di un uomo che sembra affetto da un narcisismo sfrenato e patologico in tutto quello che dice e in tutto quello che fa. Ma rimanendo ai commenti di chi vede come un fatto positivo la cattura forzata di un presidente di una nazione sovrana, in ogni caso eletto,  senza porsi le domande di quello che può succedere nel mondo c’è davvero da rimanere disorientati e sconcertati. Donald Trump ha attivato un incendio di proporzioni inimmaginabili e c’è chi si limita a dire che in fondo il fuoco riscalda. D’altra parte, le dichiarazioni e le minacce di quest’uomo che pensa di essere diventato il padrone del mondo e che agisce non certo per garantire il benessere e la pace del suo popolo e dell’umanità ma palesemente – per sua stessa ammissione – per interessi economici non lasciano adito a dubbi: l’incendio è stato appena appiccato ed è destinato ad estendersi fin dove lui vorrà. Sappiamo tutti che un incendio di vaste proporzioni finisce per non essere più controllabile e una volta acceso può estendersi dovunque sotto la spinta del vento. E il vento della storia sembra, oggi, più che mai violento e sarà davvero un’impresa ardua pensare di poter domare la furia delle fiamme.  A meno che non ci sia una forte presa di coscienza da parte della politica mondiale sulle scelte da fare per arginare la presunzione di chi pensa di poter fare ciò che vuole indipendentemente da ogni legge. A meno che non sia il popolo americano che, democraticamente, sappia fare la scelta giusta perché non è possibile pensare che possa essersi rassegnato ad essere governato da un uomo che non ha nessun rispetto neppure delle sue leggi e della sua costituzione. E lo aveva già dimostrato abbondantemente prima di essere rieletto. Per quanto ci riguarda, come italiani, ascoltare i commenti di qualche politico nostrano che sostiene che l’intervento di Trump per eliminare il dittatore del Venezuela può essere paragonato a quello che fecero gli americani per eliminare la tirannia di Hitler – dimenticando, chissà perché?, di unire a Hitler Mussolini – è davvero qualcosa che non si può sentire. Anche un bambino capirebbe che la differenza abissale della situazione storica non consente alcun paragone possibile.

Fatte queste considerazioni di carattere «politico» vorrei aggiungere una considerazione che mi fa particolarmente male in quanto cristiano e in quanto prete. Ho ascoltato le parole del papa e ho gioito per la nettezza con la quale ha fatto comprendere il suo pensiero e il suo giudizio di totale disapprovazione.  Ma non ho avuto contezza di un qualche intervento profetico da parte dei vescovi della Chiesa statunitense. E neppure dei vescovi della chiesa venezuelana. Magari è solo una mia disattenzione. Ma se così non fosse allora dovrei constatare che ancora una volta c’è una chiesa che, con il suo silenzio, sceglie di stare dalla parte sbagliata rispetto ai valori non solo della democrazia ma del vangelo.

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