Natale

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Natale

La liturgia del Natale ci propone tre celebrazioni: la Messa della notte, quella dell’aurora e quella del giorno. Sono naturalmente ricche di riflessioni e io vorrei parlare del Natale facendo riferimento al racconto di Matteo, di Luca e al testo di Giovanni, il prologo. La domanda: Natale che cos’è? E, soprattutto, cosa dice all’umanità questo evento che la fede cristiana annuncia e celebra come il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio per la nostra salvezza? La risposta la troviamo proprio nei testi evangelici che ho appena richiamato. Ma prima di addentrarci nel tentativo di comprenderli è importante ed urgente domandarsi: l’umanità ha bisogno di salvezza e se è così dove può andare a cercarla con la possibilità concreta di trovarla?

Non credo che ci sia persona al mondo che abbia un minimo di coscienza che possa negare che l’umanità così com’è è certamente malata. Anzi, se non vogliamo negare l’evidenza, dobbiamo ammettere che oggi, Natale 2025, appare più malata rispetto agli anni scorsi. Basti solo pensare al fatto che abbiamo la guerra dentro casa e che i fenomeni drammatici della povertà, della violenza, dei diritti umani violati, delle stragi degli innocenti sono più numerosi rispetto al passato. Natale, quello cristiano, non viene per distoglierci da questa realtà e per accecarci con le luci che mettiamo nelle nostre case, nelle nostre strade e nelle nostre chiese. Non viene per darci l’illusione della bontà umana attraverso le musiche diffuse in ogni piazza e ogni via delle nostre città.

In realtà, i tre Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni lo dicono con mirabile maestria, ognuno in maniera diversa ma convergendo nella sostanza: Natale è l’evento che indica chiaramente il motivo per cui l’umanità è malata e continua ad esserlo rischiando, con il passare del tempo, di peggiorare la sua salute mentale e corporale. Alla radice c’è il rifiuto di Dio che dopo aver cercato l’uomo in tutti i modi viene a cercarlo con il dono di suo Figlio, il gesto più inaudito che l’uomo possa immaginare. È la pazzia dell’amore di Dio per l’umanità ed è la sua risposta alla pazzia dell’odio che continua ad avvelenare la nostra esistenza oscurando se non addirittura cancellando il futuro e condannando le nuove generazioni ad una vita sospesa tra mille interrogativi che non trovano risposta. 

È la descrizione precisa e puntuale della storia umana di sempre e anche della nostra storia attuale. Ed ecco la proposta che i tre Vangeli ci invitano a prendere in considerazione per arrivare a quella salvezza che il Figlio di Dio è venuto a portarci.

  • Matteo, nel suo Vangelo, ci tiene a sottolineare l’aggancio con Mosè e l’esperienza dell’esodo per indicarci che la storia che Dio vuole non è quella dei faraoni che opprimono i popoli e le persone ma è quella della giustizia nella libertà. Ma la libertà è un dono che si conquista attraverso l’ascolto della parola di Dio. Il cammino dell’esodo del popolo ebreo e il dono del decalogo sono preludio profetico a quello che Gesù viene a dirci quando salito sul monte propone ai suoi discepoli e all’umanità il suo progetto di vita. È il discorso della montagna (Mt 5-6-7) che ogni cristiano dovrebbe ben meditare e testimoniare con coraggio.  
  • Luca ci ricorda che saremo condannati ad essere sempre un numero davanti ai Cesare Augusto di ieri, di oggi e di domani se non capiremo che la vera pace che è giustizia e libertà non ci potrà essere fino a quando continueremo a dare gloria agli uomini invece che a Dio. Il canto degli angeli (Lc 2,14) nella notte in cui nasce il figlio di Dio non è un’espressione musicale che si perde nel cielo ma l’indicazione precisa della strada che siamo chiamati a percorrere per arrivare alla salvezza.
  • Giovanni insiste molto nel dirci che Dio, nel Verbo incarnato, viene per essere luce per noi (Gv 1,4-9). Ma sappiamo che la luce non sfonda le porte ed entra solo se noi le spalanchiamo per farla entrare nelle nostre case. Dobbiamo spalancare le porte del nostro cuore e della nostra mente se vogliamo fare entrare la luce che Dio ci propone per aiutarci a capire quello che siamo, quello che siamo diventati e quello che potremmo diventare se solo ascoltassimo la sua parola e cercassimo di metterla in pratica.

A fronte di questo straordinario messaggio che il Natale porta con sé non possiamo non registrare una palese incongruenza del natale che siamo stati capaci di confezionare anche all’interno del mondo cosiddetto cristiano. È vero: emerge il fatto che Natale non è un tempo come ogni altro tempo e che c’è nell’aria qualcosa di significativo che ci spinge ad essere diversi, almeno formalmente, rispetto agli altri giorni dell’anno. Il clima di festa che si respira nei giorni di Natale anche per chi non crede continua ad essere un segno che c’è qualcosa o qualcuno che non smette di alimentare la speranza che l’umanità possa finalmente diventare veramente umana. Una possibilità reale a condizione, ed è questo il messaggio che il Figlio di Dio continua a proporci, che ci rendiamo conto che non basta far festa perché finalmente la medicina che guarisce i mali della storia ci è stata donata. La medicina va assunta seguendo le indicazioni del medico. È quello che un giorno Gesù dirà ai suoi ascoltatori e che dice a noi oggi: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17). Il problema sta tutto qui: siamo tutti malati, ma ognuno pensa di essere sano o meno malato degli altri. Per questo Natale arriva, passa e noi siamo più malati di prima. Risuona nella mente e nel cuore la domanda che Gesù si pone e ci pone e che ci interpella in maniera drammatica come suoi discepoli: Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Lc 18,8).  

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